Logopedista specializzata in bilinguismo a Bergamo: a chi rivolgersi?

 Può succedere che bambini bilingue sviluppino le proprie lingue a un ritmo più lento: cosa fare?

L’ incontro di lingue e culture diverse è sempre più frequente e per questo i bambini che parlano una o più lingue sono in costante aumento, sia in Italia che nel resto del mondo. Con i termini “bilingue” e “plurilingue” si fa infatti riferimento alla conoscenza o all’uso da parte di un individuo di due o più codici linguistici

La produzione del bilingue nelle prime fasi di sviluppo ha delle sue specificità. Infatti, capita che i piccoli bilingui parlando facciano confusione tra le due lingue. Questo capita soprattutto per questioni di praticità: il bambino si ricorda più facilmente la parola nell’altra lingua più rapidamente oppure ne impara una sola per questioni di “economia” di memoria.

Può accadere però che il bambino mostri difficoltà nella comprensione del linguaggio, nell’acquisizione di nuove parole o nella produzione di frasi. Queste difficoltà non dipendono dall’esposizione a più lingue ma devono essere considerate dei veri e propri disturbi specifici del linguaggio (DSL), risolvibili con un percorso da intraprendere con una logopedista specializzata in bilinguismo a Bergamo.

In questi casi, capire se si tratti di un disturbo non è sempre semplice, perché nella maggior parte dei casi il logopedista non conosce le due lingue, oppure perché ci sono difficoltà linguistiche nella comunicazione con le famiglie.

Nel nostro centro, lavora invece una logopedista specializzata in bilinguismo italiano-spagnolo, che lavora con le famiglie della comunità ispanica della provincia di Bergamo.

A cosa bisogna fare attenzione quando si ha un figlio bilingue?

Innanzitutto è considerare l’età di acquisizione della lingua, ovvero a che età i bambini vengono esposti ai diversi codici linguistici. Si fa quindi riferimento ad un criterio di tipo temporale.

  • Bilinguismo precoce simultaneo: il bambino è esposto a due lingue fin dalla nascita, oppure è esposto a una seconda lingua prima che vi sia un vero sviluppo della lingua madre. Non è presente un momento limite chiaramente definito, ma generalmente in letteratura si fa riferimento ad un periodo che precede il terzo anno di vita. Le due lingue possono essere presentate dai genitori, o da altre figure che ruotano attorno al bambino e che trascorrono con lui del tempo durante la giornata.
  • Bilinguismo precoce consecutivo o sequenziale precoce: Il bambino ha già acquisito delle competenze nella lingua madre, ma viene esposto ad una seconda lingua quando ancora è in pieno sviluppo linguistico. Si fa riferimento ad un periodo che va dai 3 ai 6/7 anni d’età.
  • Bilinguismo sequenziale tardivo: il bambino ha strutturato la lingua madre e sviluppa la sua seconda lingua a partire dai 6/7 anni. 

Un secondo aspetto che si può tenere in considerazione quando si fa riferimento a bambini bilingui è la competenza linguistica nelle due lingue:

  • Bilinguismo bilanciato: il bambino ha una competenza paragonabile nelle due o più lingue
  • Bilinguismo dominante: il bambino utilizza con più facilità una delle due lingue da un punto di vista lessicale (parole), morfo-sintattico (struttura della frase), ma anche in riferimento ad una maggior sicurezza e fluenza durante l’eloquio. 

Se si analizza invece l’ambito affettivo-sociale è necessario distinguere in bilinguismo additivo e sottrattivo:

  • Bilinguismo additivo, o ambiente bilingue additivo: i bambini sono sostenuti nello sviluppo di entrambe le lingue, senza che una sia limitata dalla seconda. 
  • Bilinguismo sottrattivo, o ambiente bilingue sottrattivo: i bambini stanno acquisendo la lingua madre ma vengono inseriti in un contesto socio-culturale differente che impone l’uso maggioritario di una seconda lingua, spesso a discapito della lingua madre (caso più frequente). 

La capacità di apprendere due o più lingue varia anche in base ad altri parametri, che devono essere valutati, anche in caso di difficoltà in una o più lingue:

  • Esposizione ad una lingua: affinché un bambino comprenda e sappia parlare in più lingue è necessaria una frequente e stabile esposizione ai codici linguistici. Se il bambino non ha la possibilità di sentir parlare o produrre in L2 avrà difficoltà ad apprendere la lingua. È molto importante anche l’ambiente di esposizione e la tipologia di produzioni con cui il bambino si interfaccia (es. narrazioni).
  • Tipologia di lingue con cui viene a contatto: le lingue sono differenti tra loro, alcune presentano caratteristiche simili, altre molto diverse (es. nella costruzione morfo-sintattica).

Un ultimo aspetto da chiarire è come viene etichettato il passaggio da una lingua all’altra durante la produzione:

  • Code switching: il bambino o l’adulto modifica la lingua in cui si esprime, durante un discorso, per risultate maggiormente efficace nella comunicazione. È un passaggio intenzionale, anche in base ai destinatari. Può riguardare una singola parte di una frase o più frasi. 
  • Code mixing: Il bambino (ma anche l’adulto) sta apprendendo una lingua differente e utilizza, durante la produzione, termini o strutture grammaticali della lingua madre perché non è ancora in grado di esprimersi correttamente. È una forma di compensazione, un aspetto frequente e presente durante l’acquisizione della lingua. 

Quando si fa riferimento ad un bambino bilingue, però, non bisogna considerare solo l’aspetto linguistico. Spesso il bilinguismo si associa anche a culture differenti: il bagaglio linguistico-culturale è fondamentale e deve essere valorizzato nello sviluppo del bambino.

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